Dicembre 15, 2018

La terza tappa del nostro giro estivo ci ha portati a Nepi, in provincia di Viterbo, in un pomeriggio d'agosto.

Io, Alessandro ed Olivia siamo arrivati a Nepi verso le 16, abbiamo fatto un giro nel paesino ricco di chiese, noi ne abbiamo visitate almeno cinque, da quel che mi ricordi. Le chiese sono tantissime e molto belle al loro interno, ovviamente Olivia restava fuori con me ed Alessandro che a turno entravamo ad ammirare l'interno di queste meravigliose architetture religiose. Se non ricordo male abbiamo potuto visitare le più famose, la basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta e Sant'Anastasia (chiamata anche Duomo), la chiesa di San Giovanni Decollato e la chiesa di San Tolomeo, mentre abbiamo potuto ammirare solamente l'esterno, poichè chiuse, della Chiesa di San Biagio e quella di San Pietro Apostolo. Sicuramente ne ho dimenticata qualcuna, anche vista di sfuggita dall'esterno, ma queste sono quelle che ricordo con più chiarezza.

Dopo il giro turistico ed aver evitato l'omicidio di alcuni gatti che girovagavano tra le vie del paese (ce ne sono moltissimi!), ci siamo fermati nella piazza principale (dove è stata scattata la foto di apertura), la Piazza del Comune dove abbiamo potuto ammirare il palazzo del Comune, abbiamo sentito i rintocchi delle campane che segnavano l'ora e sognato una bibita fresca, sognato poichè i bar presenti erano stracolmi di persone, quindi abbiamo deciso di fare un altro giro nel paese prima di fermarci al tavolo per il nostro aperitivo!

Durante il nostro secondo giro, abbiamo deciso di uscire dal paese e ci siamo ritrovati davanti i bastioni farnesiani e la rocca di Nepi che si trovano vicino la porta Trionfale e abbiamo ammirato alcuni dei palazzi più importanti della cittadina oltre che il meraviglioso acquedotto

 (Bastioni farnesiani)

Verso le 18 ci siamo finalmente seduti al tavolo del bar/osteria Colleoni e abbiamo dato il via al nostro aperitivo! Il posto è molto bello, e le cameriere sono state molto gentili, è consentito l'accesso ai cani, ma abbiamo preferito accomodarci all'esterno. Ci è stato servito dell'ottimo cibo e l'accoglienza ci ha fatti sentire a nostro agio, poi il costo delle prelibatezze non era eccessivo, quindi cosa volere di più?

Olivia aveva a disposizione una ciotola d'acqua che, non ha toccato, preferendo il riposo sotto al tavolo in attesa di un assaggino!

Questa nostra terza tappa è stata molto veloce, non abbiamo potuto visitare le innumerevoli bellezze che si trovano nei pressi di Nepi, come la cascata di Callaretta e quella del Picchio, oppure i siti archeologici limitrofi, ma questo farà si che ci torneremo sicuramente!

Arrivederci alla prossima tappa!

"Le cose più importanti che il mio cane mi ha insegnato" è un libro fotografico in cui l'autrice, Cynthia L. Copeland, abbina ad ogni fotografia una frase che offre una lezione di vita ricordando ad ognuno di noi ciò che è importante nella vita. 

Le fotografie sono spiritose e raccontano momenti di vita quotidiana ed eventi storici, possiamo ammirare i cani che hanno salvato le persone durante l'attacco alle torri gemelle del 2001, cani che aiutano bambini e anziani malati e molto altro. 

Le frasi, di personaggi più o meno famosi, ci insegnano molto sulla vita, sui piccoli piaceri da apprezzare e sulla fortuna di avere i cani come migliori amici, ogni "capitolo" del libro è dedicato ad un argomento: gioia, amore, piaceri della vita, sfide da affrontare, vecchiaia...

Cynthia (Cindy) L. Copeland è un'autrice/illustratrice pluripremiata del New York Times, ha scritto più di venticinque liri per adulti e bambini partendo spesso dalle proprie esperienze personali. I suoi libri sono stati raccomandati da Oprah e Regis Philbin. Prima di iniziare a scrivere libri, Cindy lavorava come redattore e giornalista, nel 2011 è diventata portavoce della Coca Cola per il programma Family Night

L'autrice oggi vive con la sua famiglia nel New Hampshire.

 

Ecco alcune delle frasi che mi sono piaciute di più ed alcune:

"Accontentati di cio che hai, goditi le cose per come sono. Quando ti rendi conto che non ti manca niente, tutto il mondo ti appartiene" (Lao-tzu). (pag.111)

"Un cane non ha rimpianti per ciò che è successo il giorno prima e non si preoccupa di cosa accadrà domani. Vive nel presente con entusiasmo e ottimismo [...]" (pag. 149)

 

Domani alle 9:30 abbiamo appuntamento con un veterinario specializzato in problemi osteoarticolari. Pur fidandoci dei nostri veterinari vogliamo sentire un altro parere.
Attualmente Bowie sta già assumendo condroprotettori per allontanare il più possibile l'insorgenza di osteoartrite, ma se c'è altro da fare vogliamo esserne informati.
Non credo si possa fare altro dal punto di vista chirurgico, ma anche se così non fosse sinceramente non me la sentirei di sottoporlo ad un altro intervento...
Lui sta bene, corre, gioca, salta, e rompe, rompe tantissimo perché è un cucciolo esuberante e pieno di energie, oltre che intelligentissimo e bellissimo. Con il suo fratellino umano ha instaurato un bel rapporto, bisticciano e combinano guai a più non posso, ma fondamentalmente si rispettano a vicenda.


Siamo ancora in attesa di regolarizzare tutta la documentazione di Bowie in quanto, malgrado i continui solleciti, non ci è ancora pervenuto il modulo per il passaggio di proprietà del pedigree. Il vecchio proprietario di Bowie ed il suo socio insistono in una situazione di stallo che francamente non riesco a comprendere.
I miei messaggi restano ignorati e le mie telefonate respinte.

Ora so di aver commesso un grave errore di valutazione, credevo di avere a che fare con persone serie ed affidabili, ma ora posso affermare che così non è.


Noi andiamo avanti per la nostra strada, fieri ed orgogliosi del nostro percorso, fatto di sacrifici, senso di responsabilità e trasparenza. E gioia, gioia di avere accanto un cane che ricambia tutto l'affetto che gli diamo.

 

La foto di apertura ci è stata donata da Sonia.

Per leggere le altre puntate della serie "Vivere con un cucciolo di dobermann"clicca qui

Konrad Lorenz, padre dell'etologia moderna, in questo libro racconta, magistralmente ed in una lingua comprensibile a tutti, la "caninità" e l'incontro del cane con l'uomo.

Dalle origini ai giorni nostri, il cane viene raccontato e spiegato sia dal punto di vista dello scienziato che ha dato nuovi spunti nello studio del cane, che da quello del narratore che riesce a spiegare con precisione e chiarezza il comportamento canino e a porre i problemi umani sotto una nuova luce.
Nel libro, Lorenz si aiuta narrando episodi a lui stesso accaduti, spiega le origini del cane, il suo rapporto con l'uomo e le forme di intesa, odio, obbedienza e fedeltà che si sono stabilite nel corso dei secoli.
L'etologo offre anche spunti e aiuti per gestire i principali problemi del cane (gestione dei bisogni fisiologici, richiamo ed obbedienza).


Secondo me uno dei libri più interessanti ed attuali, nonostante sia stato scritto negli anni '50, riguardante il nostro amico cane.
Da leggere e tenere sempre a portata di mano.

Konrad Lorenz (1903-1989) zoologo ed etologo austriaco considerato il padre dell'etologia scientifica moderna. Nel 1973 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia per i suoi studi sul comportamento e sul fenomeno dell'imprinting nelle oche selvatiche. Negli anni dà vita a molti esperimenti e studi sugli animali arrivando ad affermare che: "chiunque conosca intimamente un mammifero superiore, come un cane o una scimmia, e non si convince che tale essere ha sentimenti simili ai suoi, è psichicamente anormale", queste parole sono inserite nel libro Gli animali sono esseri umani di sentimento (1980).

Lorenz scrisse moltissimi altri libri e saggi, i più famosi sono: L'anello re di Salomone (1949), L'aggressività (1962), L'altra faccia dello specchio (1973), L'etologia (1978).

 

Queste alcune citazioni del libro che mi sono piaciute:

"Totalmente sbagliato voler insegnare al cane l'obbedienza per mezzo del castigo, come pure batterlo dopo che ci è scappato durante una passeggiata [...] Con questo sistema non gli si farà mai perdere l'abitudine di scappare , ma tutt'al più quella di tornare indietro, poiché questa è l'azione più vicina nel tempo al castigo". (pag. 41)

"Non esiste una sola razza canina le cui eccellenti qualità psichiche originarie non siano andate totalmente distrutte non appena la razza è diventata di gran moda". (pag 72)

 

Fonte foto: Google

     

 

La prima tappa del nostro giro del Lazio, con cane al seguito, ci ha visti approdare in terra viterbese, precisamente nei paesini di Vitorchiano e Celleno

Io, Alessandro ed Olivia siamo arrivati a Vitorchiano verso le 14 di un venerdi di agosto, cercavamo un posto dove mangiare qualcosa di tipico, ma senza spendere una fortuna, e che accettasse i cani. Abbiamo trovato subito un ristorante molto carino, ristorante Zafferano, che proponeva un'offerta interessante, ho chiesto al proprietario se fosse stato un problema accomodarci portando con noi il cane, lui, giustamente, ha chiesto agli altri ospiti presenti... tutti d'accordo, finalmente potevamo mangiare! Olivia, nonostante l'odore proveniente dalla carne alla brace dei nostri vicini prima, e dai nostri piatti poi, è stata bravissima, si è comportata da bravo cane educato facendoci ricevere molti complimenti sia dal ristoratore che dai vicini di tavolo. 

Dopo l'ottimo pranzo siamo entrati nel paesino vero e proprio, un gioiellino secondo me. Il paesino come lo intendo io che per più di trent'anni ho avuto la fortuna di passare le estati al paese nativo di mio padre, nelle Marche. 

 

Il paesino è posto su una rupe, la rupe di peperino, e le abitazioni sembrano essere state plasmate da quella pietra che ha avuto origine dalle eruzioni del Monte Cimino, un tempo vulcano, creando un effetto spettacolare, soprattutto se lo si osserva dalla parte più nuova del paese. Stradine e odori tipici del borgo antico hanno fatto da cornice alla nostra passeggiata durante la quale abbiamo scoperto molti affacci (terrazze) dalle quali osservare il paesaggio agreste circostante, se avessimo avuto più tempo avremmo intrapreso il percorso naturalistico.

Al termine della passeggiata abbiamo ripreso la macchina per dirigerci a Celleno, il borgo fantasma di cui abbiamo appreso l'esistenza dai cartelli turistici posti sulla strada principale di Vitorchiano, insieme alla scoperta di questo borgo particolare ne abbiamo fatta un'altra: l'esistenza di un Moai sul territorio vitorchianese.

Il Moai, unico esistente fuori dall'Isola di Pasqua, non è antico, ma è stato costruito nel 1990 da undici indigeni Maori, invitati dalla trasmissione Rai "Alla ricerca dell'Arca" per un programma di gemellaggio culturale. La produzione Rai si adoperò nella ricerca di una pietra simile a quella con cui sono fatti i Moai originali, che si stanno deteriorando, e la trovò a Vitorchiano. Un enorme blocco di peperino fu scolpito a mano dagli undici maori grazie all'aiuto di asce e pietre taglienti. Al termine del lavoro (circa 4 settimane) gli indigeni danzarono intorno alla scultura e cantarono canti polinesiani durante la cerimonia che concludeva lo sforzo dei lavoratori. Il Moai è una scultura sacra che, secondo i Maori, porta prosperità al luogo che osserva, a patto che non venga mai spostata, se viene mossa dal punto in cui viene scolpita, provoca grandi sciagure. E' anche per questo che lo spostamento della scultura, dal centro della piazza, all'inizio dell'abitato è stato malvisto, ma alla fine la grande statua è stata spostata ed ora osserva Vitorchiano dall'altra parte della forra. 

Dopo una ventina di minuti di auto siamo arrivati a Celleno, questo borgo è molto simile al più famoso Civita di Bagnoregio (nel quale siamo stati l'anno prima di prendere Olivia!), ma condannato da avvenimenti più tragici.: alla fine dell'800 un violento terremoto costrinse la maggior parte degli abitanti ad abbandonare le proprie case, la friabilità della roccia diede origine a nuove frane fino a quando tutti gli abitanti si spostarono nel nuovo abitato, poco lontano.

Noi tre siamo arrivati direttamente all'ingresso del ponte che porta nella parte vecchia del paese, quella abbandonata a causa del terremoto, dopo una breve salita ci siamo ritrovati in una piazza, circondati da macerie e rovine che rendevano il paesaggio spettrale e misterioso. Un brevissimo percorso guidato porta i turisti a vedere più da vicino le rovine ed i resti delle chiese (San Donato e la chiesa di San Carlo) e dei palazzi (tra cui il palazzo Orsini) che un tempo formavano il borgo medievale; il campanile della chiesa si staglia alto nel cielo, ma le campane non suonano più da secoli. Girovagando per il paesino abbiamo potuto vedere le abitazioni sventrate e le cantine sottostanti agli edifici che non possono essere raggiunte perchè pericolanti o interrate, dal borgo medievale si può godere della splendida vista del paesaggio della Tuscia.

      

Terminato il giro nella parte vecchia di Celleno, ci siamo fermati a fare delle foto e a fare amicizia con i padroni di altri due cani che ci avevano dato il benvenuto appena arrivati, poi siamo risaliti in macchina in direzione di Roma, ma l'ora suggeriva un'ulteriore sosta per un breve aperitivo quindi, sulla strada del ritorno, ci siamo fermati in un bar alle porte di Ronciglione, precisamente al bar Rio Vicano, dove la cameriera ci ha fatto sapere che non c'erano problemi se avessimo voluto accomodarci all'interno insieme ad Olivia, ma abbiamo preferito restare fuori e goderci gli ultimi minuti all'aria aperta prima di tornare nella torrida città eterna.

Al termine della prima tappa di queste vacanze con il cane posso affermare che i posti che abbiamo visitato sono pet-friendly, e che si mangia e beve benissimo!

A presto con una nuova avventura!

     

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