Luglio 14, 2020

"Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà" di Luis Sepúlveda

By Eleonora Giorgi Maggio 13, 2019 1181

Questa è la storia di un cane, Aufman, che si trova a perdere la felicità e la libertà conosciute da cucciolo grazie ai mapuche, la Gente della Terra. Uomini cattivi lo hanno separato dal proprio compagno umano, Aukaman, un bambino che considera suo fratello. Per Aufman, vissuto con i mapuche, è odioso il comportamento degli uomini che non rispettano la natura, le sue creature e le sue regole, ma gli uomini spregevoli, quelli che lo hanno portato via dalla sua terra, per farlo vivere legato ad una catena e spesso senza acqua, nè cibo, gli hanno assegnato una missione: dare la caccia ad un fuggitivo, una persona che con il suo odore gli riporterà alla mente i giorni felici insieme al suo Aukaman. 

Dove lo porterà questa caccia all'uomo? Il finale è scritto nel nome del cane, FEDELTA', non si può tradire mai, neanche quei legami che il tempo vorrebbe spezzare. 

Questa è una favola scritta con parole dolci e concrete, parole adatte ai bambini, ma anche agli adulti che dovrebbero leggere con attenzione per capire fino in fondo gli insegnamenti che l'autore vuole condividere con i mondo di oggi. 

Luis Sepúlveda è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore e attivista cileno. Sepúlveda ha viaggiato molto, anche al seguito degli equipaggi di Greenpace, ora vive in Spagna.

Autore di moltissimi libri, e di poesie, è diventato famoso grazie al suo primo romanzo, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, edito in Spagna nel 1989 ed in Italia nel 1993. Ha pubblicato moltissimi romanzi e raccolte di racconti, la più famosa Storia di una gabianella e del gatto che le insegnò a volare che nel 1998 è diventata un film d'animazione.

   

Ecco una delle citazioni che mi è piaciuta:

"Crescemmo insieme nelle brevi estati e nei lunghi inverni australi. Insieme imparammo dal vecchio Wenchulaf che la vita va accolta con gratitudine. Così, per esempio, il piccolo Aukaman ed io lo guardavamo con rispetto quando prendeva una pagnotta e, prima di tagliare le fette per Kinturray e per sé, ringraziava il Ngunemapu per quel cibo offerto dalla terra". (pp. 367-368)

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Last modified on Lunedì, 11 Novembre 2019 10:16

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