Agosto 10, 2020

"Attraverso i miei piccoli occhi" è un romanzo che racconta la storia di Cross, un golden retriever addestrato per fare da cane guida ad un non vedente, e di Mario, il suo compagno bipede.

Il racconto, ispirato al legame tra l'autore ed il suo cane guida, Spock, narra, dal punto di vista del cane, la vita di Cross e del suo umano, narra le avventure che il cane ed il compagno umano hanno vissuto nel decennio che hanno passato insieme, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Il racconto è ambientato negli Stati Uniti all'inizio, quando Mario va a prendere Cross nella scuola di cani guida americana, poi si svolgerà in Spagna, a Madrid, dove Mario vive con la sua famiglia. 

Un racconto la cui idea iniziale, a mio parere, è vincente, ma la scrittura è fin troppo semplice, quasi elementare. Da una parte è giusto così, visto che il romanzo dovrebbe essere scritto da un cane, ma dal momento che in realtà è stato scritto da un umano, mi sarei aspettata un linguaggio più articolato. Inoltre, non so se a causa della traduzione, ci sono molti refusi.

Al di là di queste piccole critiche, il romanzo mi è piaciuto, e credo piacerà agli amanti degli animali e dei cani in particolare. Ricco di emozioni, Cross ci fa vivere la vita da cane e ci mette di fronte alla complessità umana, che un cane non riesce a comprendere. Grazie a questo, spesso birbante, golden retriever possiamo apprezzare ancor di più l'enorme importanza degli animali nelle vite di noi uomini. Possiamo provare a comprendere come ragionano i cani e perchè spesso si comportano in modi, per noi, strani. Altra cosa particolare di questo libro sono i capitoli, i titoli sono ripresi dai titoli di canzoni spagnole, da citazioni di libri o film famosi in Spagna.

Ortiz, verso la fine del romanzo, ci mette di fronte ad un fatto: i cani non possono scegliere la vita che vivono, siamo sempre noi a decidere per loro, senza mai chiedergli un parere. La vita dei cani guida, e di tutti i cani utilizzati dall'uomo per i propri scopi (cani da soccorso, cani delle forze dell'ordine, cani da sport ecc.) è decisa fin dalla nascita dall'uomo: siamo noi a decidere se saranno adatti ad un certo contesto e lavoro, oppure no; siamo noi a decidere per la loro sessualità, se castrarli, sterilizzarli, farli accoppiare oppure no; siamo noi a decidere quando devono giocare, lavorare, mangiare, fare i bisogni. Mai nessuno chiede il parere al cane. Questa consapevolezza, che mi aveva più volte attraversato la mente, è diventata reale nel momento in cui l'ho trovata scritta nel romanzo di Ortiz, e arriva impetuosa e scioccante dopo un racconto sì pieno di emozioni, ma sempre molto leggero. E' una presa di coscienza difficile da accettare, se si ferma a ragionarci sopra, un pò come il finale del libro, altra cosa che mi trova in disaccordo con la scelta dell'autore. 

Questo libro raccontando le avventure quotidiane di un binomio perfetto, che vive in simbiosi, attraverso gli occhi, attenti, di un cane, ci aiuta a comprendere la natura umana e ci fa sorridere di fronte all'irriverenza di un animale che giudica il mondo umano secondo i parametri canini.

  

Emilio Ortiz Pulido  è nato nel 1974 a Baracaldo, nei Paesi Baschi, vive ad Albacete. Ipovedente e poi totalmente non vedente da circa venticinque anni, grazie all'aiuto del suo cane guida Spock, del braille e dei sistemi software specifici ha potuto coltivare la sua passione per la lettura e la scrittura, fino alla pubblicazione del suo primo libro "Attraverso i miei piccoli occhi". Laureato in Storia. Il suo secondo libro si intitola "Andrà tutto bene".

 

Il periodo che mi è piaciuto di più di questo libro è: "Gli umanoidi di sentono sempre più soli [...] Sono certo che siano consapevoli di tutto ciò, ma invece di risolverlo e unirsi, invece di essere spontanei con chi conoscono e con chi no, preferiscono avere a che fare con un altro essere che non appartiene alla loro specie. Forse perché pensano che, mancandoci la parola, non giudicheremo mai le loro azioni. E perchè hanno così tanta paura di essere giudicati? Sono sempre più soli, s’incrociano a centinaia per strada, ma neanche si guardano, né si annusano, né si montano, né giocano… di sicuro in più di un’occasiono ne avrebbero voglia! Si sono creati un mondo artificiale e s’illudono che sia migliore ma non è così. Non capisco questo loro comportamento, e nemmeno loro". (p.118)

 

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Non solo cani guida per non vedenti, da oggi anche cavalli!

Mohammed Salim Patel, un 23 enne di Blackburn nella regione del Lancashire, è affetto da retinite pigmentosa, una patologia oculare degenerativa, il ragazzo ha la fobia dei cani e non è stato possibile affiancargli un cane guida che potesse aiutarlo nelle attività quotidiane.

La soluzione è stata subito trovata, gli è stato affidato Digby, un cavallo americano in miniatura di otto mesi. Digby sta completando l'addestramento insieme alla sua padrona ed istruttrice, Katy Smith. Nei giorni scorsi Mohammed e Digby, insieme all'istruttrice, hanno fatto un giro in città per far abituare il cavallino all'ambiente urbano.

Mohammed h dichiarato al Lancashire Telegraph che serviranno ancora due anni di addestramento per poter vivere in autonomia con Digby, che ha sempre amato i cavalli ed è felice per questa soluzione. Sicuramente il ragazzo dovrà prendersi un pò di ore libere quando girerà con Digby per la città, tutti vorranno toccarlo e fotografarlo.

L'utilizzo dei cavalli per i non vedenti ha un vantaggio non da poco rispetto all'utilizzo dei cani guida, il cavallo vive più a lungo, anche fino a 50 anni rispetto al cane che al massimo arriva a vivere 15-16 anni.

Per ora Digby continuerà a vivere nel North Yorkshire insieme a Katy che porterà a termine il suo percorso di addestramento.

Ecco un servizio mandato in onda dalla BBC North West

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