Settembre 22, 2019

Psicologia del cane è una guida a cui chiunque si occupi di cinofilia non può rinunciare, e che dovrebbe essere letta anche da chiunque decida di prendere un cane. Uno dei libri da dover avere nella propria libreria. Un'opera di notevole valore tecnico, ricca di citazioni dedotte da scritti specialistici del settore. Un'opera scritta con un linguaggio semplice, che ne facilita la comprensione nonostante sia svolta con rigore scientifico.

Gilberto Fanfoni, racconta le esperienze maturate in oltre quarant'anni di frequentazione dei campi di lavoro della cinofilia. In quest'opera si parla di psicologia canina, molto diversa da quella umana, dalla quale troppo spesso si prendono in prestito termini non del tutto utilizzabili anche nell'ambito cinofilo, si parla dell'evoluzione che questa psicologia ha subito, insieme all'evoluzione del cane domestico. Si spiegano brevemente, ma in maniera chiara ed esaustiva, cosa sono le doti naturali del cane, gli impulsi e le motivazioni, quali sono i processi dell'apprendimento canino, i suoi tempi e le categorie.

Fanfoni non dimentica di esprimersi sul linguaggio del cane domestico, linguaggio che non tutti i proprietari di cani conoscono e/o comprendono facendo nascere conflitti nel rapporto con il proprio compagno di vita, l'autore ci spiega come dovrebbe essere il proprietario ideale ed il suo ruolo, non tralasciando nozioni importantissime sull'addestramento.

Il libro si conclude con l'analisi comportamentale del cane operativo e con il pensiero dell'autore circa la facilità con la quale si adottano ed acquistano cani che, spesso, finiscono per essere abbandonati.

Il messaggio che viene lasciato dalla lettura di questo libro, secondo me uno dei più importanti, è che il CANE VA CAPITO, occorre instaurare un rapporto di fiducia con il proprio cane, un rapporto fatto di regole ben precise e basato sulla giustizia e la calma, due virtù che non devono mai mancare al proprietario. Se manca il rapporto fiduciario tra cane e proprietario non può esserci un corretto comportamento sociale del cane.

 

Gilberto Fanfoni (1929-1999) studiò medicina veterinaria e diventò il più giovane giudice dell'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana. Non accettando i metodi addestrativi dell'epoca, in collaborazione con il dottor Claudio Bussadori e Vittoino Meneghetti, fondò la scuola di pensiero che diffuse "l'addestramento naturale".

Come giudice di prove di lavoro per cani da utilità e difesa divenne molto noto, arrivò ad officiare anche in competizioni a livello mondiale, fu vicepresidente della Società Amatori del Pastore tedesco (SAS), con la responsabilità del settore addestramento.

Sviluppò molte teorie sullo studio del comportamento del cane domestico, diventò profondo conoscitore dell'impiego del cane nell'ambito della Protezione Civile.

Fu docente di psicologia canina ai corsi di preparazione delle unità cinofile da scovo macerie nelle scuole di Milano e Trento, consulente e docente alla scuola di formazione delle unità cinofile di Serrada per i cani da ricerca in superficie e giudice delle prove di abilitazione per entrambe le specialità. 

Autore di molti libri tra cui: "L'olfatto del cane e la sua utilità"; "Il cane utile all'uomo" editrice San Giorgio 

Questa è la storia di un cane, Aufman, che si trova a perdere la felicità e la libertà conosciute da cucciolo grazie ai mapuche, la Gente della Terra. Uomini cattivi lo hanno separato dal proprio compagno umano, Aukaman, un bambino che considera suo fratello. Per Aufman, vissuto con i mapuche, è odioso il comportamento degli uomini che non rispettano la natura, le sue creature e le sue regole, ma gli uomini spregevoli, quelli che lo hanno portato via dalla sua terra, per farlo vivere legato ad una catena e spesso senza acqua, nè cibo, gli hanno assegnato una missione: dare la caccia ad un fuggitivo, una persona che con il suo odore gli riporterà alla mente i giorni felici insieme al suo Aukaman. 

Dove lo porterà questa caccia all'uomo? Il finale è scritto nel nome del cane, FEDELTA', non si può tradire mai, neanche quei legami che il tempo vorrebbe spezzare. 

Questa è una favola scritta con parole dolci e concrete, parole adatte ai bambini, ma anche agli adulti che dovrebbero leggere con attenzione per capire fino in fondo gli insegnamenti che l'autore vuole condividere con i mondo di oggi. 

Luis Sepúlveda è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore e attivista cileno. Sepúlveda ha viaggiato molto, anche al seguito degli equipaggi di Greenpace, ora vive in Spagna.

Autore di moltissimi libri, e di poesie, è diventato famoso grazie al suo primo romanzo, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, edito in Spagna nel 1989 ed in Italia nel 1993. Ha pubblicato moltissimi romanzi e raccolte di racconti, la più famosa Storia di una gabianella e del gatto che le insegnò a volare che nel 1998 è diventata un film d'animazione.

   

Ecco una delle citazioni che mi è piaciuta:

"Crescemmo insieme nelle brevi estati e nei lunghi inverni australi. Insieme imparammo dal vecchio Wenchulaf che la vita va accolta con gratitudine. Così, per esempio, il piccolo Aukaman ed io lo guardavamo con rispetto quando prendeva una pagnotta e, prima di tagliare le fette per Kinturray e per sé, ringraziava il Ngunemapu per quel cibo offerto dalla terra". (pp. 367-368)

Il cane ha paura dei botti di capodanno, come porre rimedio

Prima di tutto occorrerebbe lavorare con il proprio cane e la sua paura mooolto prima del 31 dicembre, lavorando con un addestratore professionista è possibile riuscire a desensibilizzare il cane dalla fobia dei botti (non solo i fuochi d'artificio, ma anche i tuoni e qualsiasi altro rumore forte possa incutere terrore), facendo questo arriveremmo al capodanno senza ansia di organizzare una serata di fine anno soli in mezzo alla campagna per evitare che Fido senta i botti, e non correremmo il rischio di perderlo o rischiare che si faccia, o senta, male per la forte paura.

Detto questo, molti di voi potrebbero non aver pensato a trovare rimedio prima di dicembre, oppure il cane è arrivato proprio per Natale e non sapete cosa fare, ecco una breve "guida" da mettere in pratica se il proprio cane ha paura dei botti, ma anche se non ne ha!

Primo NON lasciare cani (o gatti) soli, in giardino, sul balcone o legati: date le reazioni incontrollabili potrebbero farsi male, scappare o buttarsi giù dai balconi, inoltre potrebbero essere oggetto di scherzi di cattivo gusto da parte di qualche ubriaco di turno o idiota che si diverte a tirare i petardi all'animale che non può difendersi. Non lasciare fuori nemmeno gabbie con volatili o roditori. Se i cani non sono abituati a stare in casa e devono rimanerci da soli, occorre procurarsi per tempo un trasportino (kennel) e chiuderlo lì per la notte, si eviteranno fughe, danni a cose e al cane stesso.  Purtroppo ancora non sono in vendita cucce antirumore, anche se la Ford ne ha realizzato un prototipo.

Secondo - Occorre attutire il più possibile i rumori provenienti dall'esterno: porte e finestre chiuse, serrande abbassate, televisione o radio a tutto volume.

Terzo -  Se il cane è con noi, ricordiamoci di NON coccolarlo più del dovuto, questo per evitare di rinforzare il suo comportamento, me neanche ignorarlo. La cosa migliore è trasmettere al cane calma e relax grazie ai nostri segnali corporei che proverà ad emulare, tranquillizzandosi. Inutile sgridare il cane, non faremo altro che aumentare la sua ansia.

Importante il gioco: in questi momenti è bene distrarre il cane e far sfogare il suo stress, utile il tira e molla o il lancio della pallina, o qualsiasi gioco amato dal proprio cane.

Quarto - Lasciamo il cane libero di rintanarsi dove meglio crede, anche in luoghi che solitamente gli sono proibiti, non lasciamolo mai solo, rimaniamogli vicino cercando di trasmettergli calma e serenità.

Quinto - Evitare di uscire proprio durante i botti, ma se si dovesse scegliere di farlo, occorre tenere ben saldo il guinzaglio per evitare fughe improvvise.

Fare maggiore attenzione ai cani anziani o cardiopatici ed ai cuccioli, potrebbero restare traumatizzati e sviluppare la fobia dei botti. Se si possiede un cucciolo sarebbe opportuno passare il capodanno lontano dalla città, nel caso non fosse possibile, restare in casa con lui (organizzare una bella cena tra amici potrebbe essere una soluzione!), ma non lasciarlo solo, potrebbe restare traumatizzato a vita.

Ultimo consiglio -  se il vostro cane ha il terrore dei botti e avete paura possa sentirsi male durante i festeggiamenti, potrebbe essere utile chiedere consiglio al veterinario di fiducia, spesso sono utili dei rimedi naturali che permettono al cane di rilassarsi.

Altra cosa importante, attenzione ai petardi inesplosi: il 1 gennaio, ed i giorni a seguire, cercate di tenere il cane al guinzaglio e liberarlo solamente in zone sicure sia dai petardi inesplosi che da persone che continuano a sparare anche dopo il 31 dicembre.

Per concludere: ricordiamoci di lavorare su questa, ed altre paure, in anticipo affidandoci ad un addestratore esperto che sappia come aiutarci a risolvere il problema.

Buon fine ed inizio anno a tutti!

 

 

 

 

La prima tappa del nostro giro del Lazio, con cane al seguito, ci ha visti approdare in terra viterbese, precisamente nei paesini di Vitorchiano e Celleno

Io, Alessandro ed Olivia siamo arrivati a Vitorchiano verso le 14 di un venerdi di agosto, cercavamo un posto dove mangiare qualcosa di tipico, ma senza spendere una fortuna, e che accettasse i cani. Abbiamo trovato subito un ristorante molto carino, ristorante Zafferano, che proponeva un'offerta interessante, ho chiesto al proprietario se fosse stato un problema accomodarci portando con noi il cane, lui, giustamente, ha chiesto agli altri ospiti presenti... tutti d'accordo, finalmente potevamo mangiare! Olivia, nonostante l'odore proveniente dalla carne alla brace dei nostri vicini prima, e dai nostri piatti poi, è stata bravissima, si è comportata da bravo cane educato facendoci ricevere molti complimenti sia dal ristoratore che dai vicini di tavolo. 

Dopo l'ottimo pranzo siamo entrati nel paesino vero e proprio, un gioiellino secondo me. Il paesino come lo intendo io che per più di trent'anni ho avuto la fortuna di passare le estati al paese nativo di mio padre, nelle Marche. 

 

Il paesino è posto su una rupe, la rupe di peperino, e le abitazioni sembrano essere state plasmate da quella pietra che ha avuto origine dalle eruzioni del Monte Cimino, un tempo vulcano, creando un effetto spettacolare, soprattutto se lo si osserva dalla parte più nuova del paese. Stradine e odori tipici del borgo antico hanno fatto da cornice alla nostra passeggiata durante la quale abbiamo scoperto molti affacci (terrazze) dalle quali osservare il paesaggio agreste circostante, se avessimo avuto più tempo avremmo intrapreso il percorso naturalistico.

Al termine della passeggiata abbiamo ripreso la macchina per dirigerci a Celleno, il borgo fantasma di cui abbiamo appreso l'esistenza dai cartelli turistici posti sulla strada principale di Vitorchiano, insieme alla scoperta di questo borgo particolare ne abbiamo fatta un'altra: l'esistenza di un Moai sul territorio vitorchianese.

Il Moai, unico esistente fuori dall'Isola di Pasqua, non è antico, ma è stato costruito nel 1990 da undici indigeni Maori, invitati dalla trasmissione Rai "Alla ricerca dell'Arca" per un programma di gemellaggio culturale. La produzione Rai si adoperò nella ricerca di una pietra simile a quella con cui sono fatti i Moai originali, che si stanno deteriorando, e la trovò a Vitorchiano. Un enorme blocco di peperino fu scolpito a mano dagli undici maori grazie all'aiuto di asce e pietre taglienti. Al termine del lavoro (circa 4 settimane) gli indigeni danzarono intorno alla scultura e cantarono canti polinesiani durante la cerimonia che concludeva lo sforzo dei lavoratori. Il Moai è una scultura sacra che, secondo i Maori, porta prosperità al luogo che osserva, a patto che non venga mai spostata, se viene mossa dal punto in cui viene scolpita, provoca grandi sciagure. E' anche per questo che lo spostamento della scultura, dal centro della piazza, all'inizio dell'abitato è stato malvisto, ma alla fine la grande statua è stata spostata ed ora osserva Vitorchiano dall'altra parte della forra. 

Dopo una ventina di minuti di auto siamo arrivati a Celleno, questo borgo è molto simile al più famoso Civita di Bagnoregio (nel quale siamo stati l'anno prima di prendere Olivia!), ma condannato da avvenimenti più tragici.: alla fine dell'800 un violento terremoto costrinse la maggior parte degli abitanti ad abbandonare le proprie case, la friabilità della roccia diede origine a nuove frane fino a quando tutti gli abitanti si spostarono nel nuovo abitato, poco lontano.

Noi tre siamo arrivati direttamente all'ingresso del ponte che porta nella parte vecchia del paese, quella abbandonata a causa del terremoto, dopo una breve salita ci siamo ritrovati in una piazza, circondati da macerie e rovine che rendevano il paesaggio spettrale e misterioso. Un brevissimo percorso guidato porta i turisti a vedere più da vicino le rovine ed i resti delle chiese (San Donato e la chiesa di San Carlo) e dei palazzi (tra cui il palazzo Orsini) che un tempo formavano il borgo medievale; il campanile della chiesa si staglia alto nel cielo, ma le campane non suonano più da secoli. Girovagando per il paesino abbiamo potuto vedere le abitazioni sventrate e le cantine sottostanti agli edifici che non possono essere raggiunte perchè pericolanti o interrate, dal borgo medievale si può godere della splendida vista del paesaggio della Tuscia.

      

Terminato il giro nella parte vecchia di Celleno, ci siamo fermati a fare delle foto e a fare amicizia con i padroni di altri due cani che ci avevano dato il benvenuto appena arrivati, poi siamo risaliti in macchina in direzione di Roma, ma l'ora suggeriva un'ulteriore sosta per un breve aperitivo quindi, sulla strada del ritorno, ci siamo fermati in un bar alle porte di Ronciglione, precisamente al bar Rio Vicano, dove la cameriera ci ha fatto sapere che non c'erano problemi se avessimo voluto accomodarci all'interno insieme ad Olivia, ma abbiamo preferito restare fuori e goderci gli ultimi minuti all'aria aperta prima di tornare nella torrida città eterna.

Al termine della prima tappa di queste vacanze con il cane posso affermare che i posti che abbiamo visitato sono pet-friendly, e che si mangia e beve benissimo!

A presto con una nuova avventura!

     

Cani nei luoghi pubblici, cosa dice la legge?

C'è molta confusione sulla regolamentazione di questo argomento, spesso capita di leggere post sui social che creano ancora più confusione a causa dell'ignoranza delle persone che non spendono due secondi per verificare se certe informazioni siano vere oppure no.

Proviamo a fare chiarezza partendo dall'articolo 83 del Regolamento di Polizia Veterinaria (D.P.R. n.320/1954) il quale recita testuali parole (per leggere l'intero regolamento clicca qui): 

(Regolamento di polizia veterinaria- art. 83 )
                              Art. 83. 

 
  Il  sindaco  deve   provvedere   alla   profilassi   della   rabbia
prescrivendo: 
    a) la regolare notifica, da parte dei possessori, di tutti i cani
esistenti nel territorio comunale per la registrazione ai fini  della
vigilanza sanitaria e per la applicazione della tassa  cani.  A  tale
scopo deve essere riportato nel registro, oltre alle generalita'  del
possessore, anche lo stato segnaletico  degli  animali  rilevato  dal
veterinario comunale; 
    b) l'applicazione al collare di  ciascun  cane  di  una  speciale
piastrina che deve essere consegnata  ai  possessori  all'atto  della
denuncia; 
    c) l'obbligo di idonea museruola  per  i  cani  non  condotti  al
guinzaglio quando si trovano nelle vie o in  altro  luogo  aperto  al
pubblico; 
    d) l'obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti
nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto. 
  Possono essere tenuti senza guinzaglio e senza museruola i cani  da
guardia, soltanto entro i limiti dei luoghi  da  sorvegliare  purche'
non aperti al pubblico; i cani da pastore e quelli da caccia,  quando
vengono rispettivamente utilizzati per la guardia delle greggi e  per
la caccia, nonche' i cani delle forze armate e delle forze di polizia
quando sono utilizzati per servizio. 

Partendo dal presupposto che questo articolo si inserisce all'interno di un Regolamento finalizzato alla prevenzione e denuncia delle malattie infettive degli animali (non solo cani o gatti) per le quali si descrivono determinate disposizioni, possiamo leggere come per la prevenzione della rabbia, i sindaci debbano mettere in atto alcune disposizioni per la conduzione dei cani nelle pubbliche vie o in altri luoghi aperti al pubblico.

Il problema nasce quando molte persone credano che sia obbligo dei commercianti permettere l'accesso ai cani nei propri esercizi pubblici, poichè si crede, sbagliando, che il negozio, bar, ristorante o quanto altro, siano luoghi pubblici, ma non è così. I negozi sono luoghi aperti al pubblico, ma non pubblici, come invece possono essere gli uffici o il comune.

Stesso problema lo ritroviamo leggendo l'art. 1, comma 3 lettera a dell'Ordinanza Martini del 3 agosto 2015 che recita:

 3. Ai fini della prevenzione di danni o lesioni a persone,  animali
o cose il proprietario e il detentore di un cane adottano le seguenti
misure: 
    a) utilizzare sempre il guinzaglio a una misura non  superiore  a
mt 1,50 durante la conduzione dell'animale nelle aree  urbane  e  nei
luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per  cani  individuate
dai comuni; 

Occorre fare chiarezza sui concetti di luogo pubblico e luogo aperto al pubblico:

LUOGO PUBBLICO - 

Sono i luoghi di proprietà dello Stato, accessibili al pubblico. In questi luoghi il cane può entrare con guinzaglio e museruola.

LUOGO APERTO AL PUBBLICO - 

Sono i luoghi che, pur essendo di proprietà privata, sono accessibili al pubblico (negozi, bar, ristoranti ecc.) secondo le regole di accesso e le limitazioni che il proprietario o gestore stabiliscono. Nel caso di accesso, il cane deve essere condotto con guinzaglio o museruola.

Esiste un divieto europeo che vieta l'accesso degli animali nei luoghi in cui vengono preparati, trattati o conservati gli alimenti, è il Reg. CE n, 852/2004 che potrete leggere cliccando qui.

Poi esiste una vasta regolamentazione formata da decreti e leggi comunali che variano da comune a comune rendendo la vita dei padroni di cani ancor più difficile. Occorrerebbe documentarsi ogni volta che si decide di recarsi in un determinato luogo, ma comprendo che sia quasi impossibile vista anche la confusione esistente on line e la difficoltà di reperire informazioni in altri modi. 

A mio parere, lo Stato dovrebbe legiferare in tal senso creando una legge che sia uguale per tutti ed applicabile in ogni luogo del paese. 

 

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