Novembre 25, 2020

"Il capobranco sei tu" scritto dal famoso dog trainer americano, Cesar Millan, è uno di quei libri che avevo nella libreria da tanti anni, ma che non ho mai avuto modo di leggere a mente libera.

Millan è stato additato molto spesso di essere un maltrattatore di cani, e da ignorante in materia quale ero, vedendo i video e guardando alcuni servizi televisivi, ho sempre avuto una brutta opinione su di lui, Come avrei potuto avvicinarmi ai suoi libri con la mente libera da giudizi e aperta ai suoi pensieri? Non potevo.

Infatti questo (ed altri libri) è rimasto fermo lì per anni, a guardarmi ogni volta che passavo davanti la libreria. Poi un giorno ho deciso di resettare la mia mente e approcciare a questo libro senza giudizi preesistenti e mi sono accorta di aver sbagliato. Ho giudicato qualcuno per ciò che si dice di lui, non per quello che pensa, scrive o dice. 

Se solo le persone che lo odiano potessero leggere i suoi libri, senza sapere chi è l'autore, sono certa avrebbero un'idea diversissima di lui e del suo "metodo".

In questo libro Millan descrive il suo lavoro con i cani abbandonati ed aggressivi che porta avanti da circa venti anni. Nel suo centro, il Dog Psycology Center di Los Angeles, possiede un branco di circa 60 cani (a volte di più, a volte di meno). Con gli anni e con una sensibilità innata, ha collaudato il "metodo Millan"con il quale ha rieducato cani prossimi alla soppressione, perché negli USA i cani aggressivi o che sono nei canili da troppo tempo, vengono ciclicamente soppressi. 

Millan riassume il suo "metodo" in tre passi: esercizio, disciplina e affetto, rigorosamente in quest'ordine.

Non sono necessarie specifiche tecniche di addestramento (lui stesso non si definisce un addestratore), occorre imparare ad esercitare l'energia calmo-assertiva. Questo tipo di energia esiste in natura ed è propria del capobranco di qualsiasi specie, Millan spiega con esempi concreti di cosa si tratta, perché gli animali, tranne l'uomo, sono portati a seguire un leader calmo-assertivo ed equilibrato. 

Riuscendo a far uscire la nostra energia calmo-assertiva e trovando in noi un equilibrio emotivo (cosa più facile a dirsi che a farsi!) riusciremo ad essere degli ottimi padroni per i nostri cani, oltre ad avere risvolti positivi anche nella vita quotidiana. 

Nel libro Millan fa riferimento a ricerche scientifiche, a libri di psicologia più o meno famosi in cui si parla dell'energia umana e dell'universo. E' un libro che mi ha insegnato moltissimo e non solo sui cani, ma soprattutto su me stessa.

Se si è pronti a cambiare vita, questo libro deve essere letto, sia che si possieda un cane o meno!

 

Cesar Millan nasce a Culiacàn (Messico) nel 1969, trascorse la sua infanzia e gioventù nel ranch del nonno dove acquisisce una profonda conoscenza del comportamento animale in generale, canino in particolare. Furono il nonno ed il padre a trasmettergli l'amore per gli animali e la natura, nel libro "L'uomo che parla ai cani" un'ampia parte è dedicata alla sua vita, ringrazia soprattutto il nonno, Teodoro Millàn Angulo, per averli insegnato a non agire mai in contrasto con madre natura, cosa che Millan non fa mai. In Messico arrivavano le serie tv come Lassie e Rin Tin Tin, e furono proprio queste a far crescere in Millan la voglia di diventare il miglior addestratore di Hollywood, professione che non ha mai praticato visto che, arrivato negli USA, è diventato il miglior esperto di comportamento canino.

Autore di molti libri e protagonista del reality "Dog Whisperer - Uno psicologo da cani", ha aperto in California il Dog Psycology Center, in cui recupera, e spesso adotta, i cani problematici per poi cercargli una famiglia. I cani particolarmente difficili li adotta ed entrano a far parte del suo numeroso branco con il quale aiuta altri cani problematici ad essere recuperati.

Nel 2007 ha fondato una associazione no-profit, la Millan Foundation, la cui missione è la riabilitazione e il soccorso di cani abbandonati e maltrattati e favorire le relazioni tra cani e persone. Millan finanzia anche programmi di castrazione e sterilizzazione al fine di ridurne o eliminarne la sovrappopolazione.

I libri sono scritti a quattro mani insieme a Melissa Jo Peltier, produttrice e autrice di molti programmi televisivi, tra cui Dog Whisperer.

Gli altri libri di Cesar Millan sono: "Come rendere felice il proprio cane", "Come allevare il cane perfetto", "L'uomo che parla ai cani", "Uno di famiglia", "L'arte di vivere il branco"

    

 

Tante sono state le frasi interessanti e che mi hanno colpito di questo libro, ho scelto questa perchè riguarda esclusivamente i cani, oggetto del mio sito internet: "I cani vivendo nell'universo del "noi", vi osservano sempre ed elaborano i vostri segnali nella speranza di avere indicazioni su come comportarsi. Quando mandiamo ai cani segnali incoerenti, creiamo in loro instabilità". (p.53)

 

Se questo sito vi piace e volete darmi una mano nell'aggiornamento costante, acquistate i libri dai link qui sopra! Grazie.

Ieri, 3 aprile, l'Istituto Superiore della Sanità ha fatto sapere, attraverso Umberto Agrimi. direttore del Dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria, che gli animali da compagnia non diffondono il Coronavirus, queste le parole del direttore Agrimi: "Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione. Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione".

Anzi, gli studi che stanno portando avanti hanno evidenziato come gli animali domestici siano suscettibili al virus e possono essere contagiati dall'uomo. Sempre nel documento redatto per l'ISS si legge come "su 800 mila casi confermati nel mondo di COVID-19 nell’uomo, sono solamente 4 i casi documentati di positività da SARS-CoV-2 negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. In tutti i casi, all'origine dell'infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da COVID-19".

I dati a disposizione non sono tantissimi, ma suggeriscono che l'esposizione degli animali a SARS-CoV-2 possa dare luogo ad infezioni asintomatiche oppure alla manifestazione della malattia

Nei due cani e nel gatto di Hong Kong l'infezione si è evoluta in forma asintomatica, mentre nel gatto del Belgio si è sviluppata con sintomi che hanno portato vomito, anoressia, difficoltà respiratorie, dissenteria e tosse. Il gatto è migliorato spontaneamente dopo nove giorni dal presentarsi della malattia.

Agrimi sottolinea come "in tutti e 4 i casi descritti, gli accertamenti diagnostici sono stati condotti mediante tecniche molecolari e, al momento, non sono disponibili dati di isolamento virale, utili a definire con maggiore certezza lo stato di infezione".

L'ISS ribadisce come non esista nessuna evidenza scientifica che possa affermare che cani e gatti diffondano il virus, ma che in quei quattro casi sono stati vittime incolpevoli. Proprio la possibilità che gli animali domestici possano contrarre l'infezione pone domande sulla loro gestione qualora il proprietario sia affetto da COVID-19. Per ora le raccomandazioni sono quelle di adottare comportamenti che riducano al minimo l'esposizione degli animali al contagio, evitando contatti con il paziente.

Queste informazioni sono divulgate dall'Istituto Superiore di Sanità, ma sono relative alle conoscenze che sia hanno fino ad oggi sul virus SARS-CoV-2, quindi sono in rapida evoluzione. 

 

Per leggere il documento completo clicca qui 

I cani migliorano la vita

Febbraio 21, 2020

Molti studi sono stati fatti sui benefici che gli animali domestici, ed in particolar modo i cani, abbiano sulla vita delle persone.

Gli ultimi studi rivelano come il possedere un cane diminuisca i rischi di una morte per malattie cardiovascolari e come chi ha avuto un infarto o un ictus abbia il 31% in più di possibilità di vita se possiede un cane. 

Gli studi condotti in Svezia, e i successivi del 2019 pubblicati sul giornale dell'American Heart Association "Circulation", sono stati effettuati su uomini e donne di età compresa tra i 40 e gli 80 anni per dodici anni. Le cartelle cliniche di queste persone sono state tenute sotto controllo, ed è risultato che le persone che possedevano un cane e vivevano da sole avevano ridotto del 36% il rischio di morte per malattie cardiovascolari rispetto alle persone sole che non possedevano un cane. 

Anche gli studi condotti da Erika Friedmann, e pubblicati sulla rivista "Science", hanno condotto agli stessi risultati: le persone anziane operate alle coronarie, ma che vivono con un cane hanno dimostrato una sopravvivenza del 40% maggiore rispetto al gruppo di controllo con le stesse caratteristiche, ma che non possiedono un cane. 

La vicinanza di un cane aumenta i livelli di ossitocina, l'ormone del benessere. Questo ormone è importante poiché diminuisce la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, aumenta la funzione immunitaria e la tolleranza al dolore, migliora le capacità sociali, diminuisce lo stress, la rabbia e la depressione. La diminuzione dello stress è dovuta al fatto che l'ossitocina diminuisce il cortisolo, l'ormone dello stress.

Altri studi sono stati condotti proprio sulla funzione immunitaria che hanno i cani: vivere con un cane, o un gatto, durante il primo anno di vita del bambino riduce la possibilità di avere allergie agli animali domestici e riduce il rischio di asma. Secondo lo studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, i neonati che vivono con i gatti ed i cani hanno minori rischio di asma, bronchiolite e polmonite infantili.

Inoltre, i cani aiutano a mantenersi in forma, lo studio finanziato dal National Institute of Health su oltre 2.000 adulti ha rivelato che le persone che passeggiano regolarmente con i proprio cani, detti "dog-walking", fanno molto più esercizio fisico di chi un cane non lo possiede, mentre le persone tra i 71 e gli 82 anni che possiedono un cane, camminano più velocemente, sono più agili e attivi rispetto ai coetanei senza cane. 

Per concludere, i cani aiutano anche nelle relazioni sociali, prendersi cura di un cane comporta delle azioni quotidiane che si legano ai processi di relazione, socializzazione e benessere emotivo. Anche in questo campo sono stati condotti degli studi che confermano come le persone con un cane ricevono più sorrisi ed interazioni con i passanti rispetto a chi non lo possiede.

Esperimenti di questo tipo potremmo eseguirli anche noi, durante la nostra quotidianità, facendo caso al numero di interazioni che abbiamo quando usciamo senza il nostro fedele amico a 4 zampe, e quando siamo in sua compagnia. I risultati vi stupiranno!

  

 

In Giappone stanno crescendo a vista d'occhio le beauty farm per cani.

Nel paese nipponico l'aspettativa di vita di una persona è superiore agli 85 anni (il 27.3% della popolazione è over 65), questo fa si che molti anziani non riescono più a gestire i propri animali da compagnia, prevalentemente cani e gatti, per questo sono sorte le beauty farm per cani e gatti, delle strutture simili alle case di riposo per gli anziani, nelle quali è possibile lasciare il proprio animale, spesso anziano anche lui. Molte persone non riescono a stare dietro al proprio cane quando l'età avanza, soprattutto se anche quest'ultimo diventa anziano, portandosi dietro problemi di salute che rendono ancor più complicata la loro cura.

In queste beauty farm, che hanno raggiunto il centinaio di strutture, i "pazienti" vengono seguiti e, ove necessario, curati e possono ricevere le visite da parte dei proprietari, proprio come in una casa di riposo. I costi non sono bassi, si va da circa 3.900 a 4.500 euro l'anno, in alcuni casi sono previsti trattamenti specifici, come riabilitazione o somministrazione di medicinali inoltre, in caso di emergenza l'animale viene portato in una clinica veterinaria.

In Giappone queste beauty farm hanno riscosso moltissimo successo, la cura degli animali è diventato un business. Anche in altri paesi esistono strutture simili, dedicate a cani anziani o ad animali i cui padroni sono venuti a mancare, la maggior parte si possono trovare negli USA e in Germania, una è presente anche in Italia, si chiama Baffi d'argento Onlus, ma quasi tutte queste strutture sono di carattere volontaristico.

 

Dal 16 aprile del 2019 è diventata obbligatoria la ricetta elettronica veterinaria (REV), che sostituisce il formato cartaceo su tutto il territorio nazionale sia per gli animali da compagnia che per quelli da allevamento. 

La legge recante "Disposizioni in materia di tracciabilità dei medicinali veterinari e dei mangimi medicati per il conseguimento degli obiettivi delle direttive 2001/82/CE e 90/167/CEE" è la n.167 del 20 novembre 2017, art.3, nella quale è previsto l'istituzione e l'adozione di un sistema informativo per la tracciabilità dei medicinali veterinari e dei mangimi medicati, anche attraverso l'adozione della ricetta veterinaria elettronica. 

In cosa consiste questo cambiamento? Sicuramente un maggior controllo da parte delle istituzioni per quanto riguarda l'abuso di farmaci sugli animali. Oltre ai benefici in termini di tracciabilità, ci saranno benefici anche in termini di efficienza e risparmio economico (per maggiori informazioni sul progetto, clicca qui).

Per quanto riguarda il veterinario ed il proprietario dell'animale da compagnia cosa cambia? Il veterinario avrà l'obbligo di prescrivere solo ed esclusivamente farmaci ad uso veterinario; il proprietario dovrà essere in possesso del proprio codice fiscale e del numero di microchip dell'animale per cui si richiede la prescrizione veterinaria, questo farà si che l'obbligo di iscrizione all'anagrafe canina da parte dei proprietari di cani, verrà effettivamente resa obbligatoria, nonostante la legge esista dal 1991 (L.281/1991, L.R. 34/1997, DGR 621/2016).

Non potranno essere inviate prescrizioni per e-mail né al proprietario, né al farmacista. Il veterinario ha la facoltà di cessione del farmaco in base alle disponibilità di magazzino, per la compilazione della ricetta ci vorrà più tempo, almeno la prima volta, poi i dati daranno inseriti nel sistema informativo e sarà più semplice risalirvi. La ricetta elettronica veterinaria non si stampa, ma è disponibile online e rintracciabile tramite il numero identificativo ed il codice PIN, che cambia da ricetta a ricetta, garantendo l'opportuna privacy nell'accesso alle ricette.

La REV sostituisce la forma cartacea di alcune tipologie di ricette veterinarie:

1) ricetta Rossa in triplice copia

2) ricetta Bianca NON ripetibile

3) ricetta Bianca ripetibile

4) prescrizione veterinaria di mangimi medicati o prodotti intermedi.

Con la ricetta elettronica veterinaria il medico veterinario potrà prescrivere in un'unica ricetta medicinali ripetibili e non ripetibili, sarà il sistema a gestire l'eventuale ripetibilità della vendita del medicinale. A seconda della finalità della prescrizione il sistema varia le informazioni visualizzate e richieste per l'emissione della ricetta.

Ecco le finalità per cui può essere utilizzata:

  • Ricetta per alimentazione della Scorta Propria (scorta del Medico Veterinario);
  • Ricetta per alimentazione della Scorta Impianto zootecnico (aziende zootecniche);
  • Ricetta per alimentazione della Scorta Impianto non zootecnico (ad esempio strutture veterinarie, ambulatori, ecc.);
  • Ricetta per Prescrizione Veterinaria per animali DPA;
  • Ricetta per Prescrizione Veterinaria per animali DPA destinati ad autoconsumo
  • Ricetta per Prescrizione Veterinaria per PET ed equidi NDPA.

QUANDO NON SI APPLICA LA REV - La ricetta elettronica veterinaria non si applica ai medicinali autorizzati ad essere immessi in commercio sul mercato italiano contenenti sostanze stupefacenti e psicotropie, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309. Per tale topologia di medicinali viene mantenuta la prescrizione cartacea da parte del medico veterinario.

LE FASI PER ACQUISTARE I FARMACI:

- Il veterinario emette la REV

- L'intestatario della ricetta fornisce al farmacista i dati di identificazione della ricetta

- Tramite il numero della ricetta ed il PIN il farmacista può richiamare la REV on line dal sistema informativo del Ministero della Salute

- Il farmacista può dispensare il medicinale

 

 

Per maggiori informazioni circa la normativa di riferimento, clicca qui.

Per informazioni più dettagliate sulla REV, clicca qui.

 

Fonte foto principale: Google

 

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