Giugno 14, 2024

"Qua la zampa dottore!" è un libro particolare, nel senso che non ha una trama ben definita, a meno che non vogliamo prendere come filo conduttore la prima paziente di cui si occupa questo veterinario inglese trapiantato in America. 

Sage e il suo compagno umano, il signor Hartman, sono la prima coppia umano-cane che incontriamo entrando nella clinica veterinaria dove il dottor Trout lavora come chirurgo veterinario. 

Nel libro viene riassunta, in una sola giornata, la vita lavorativa di questo veterinario di Boston, l'autore ci racconta alcuni dei casi più strani ed emozionanti con cui ha dovuto fare i conti durante la sua carriera, il tutto condito da spiegazioni scientifiche di alcune malattie, casistiche e statistiche riguardanti non solo le patologie più o meno diffuse negli animali (in particolar modo cani), ma anche riguardanti teorie o studi sulle persone ed il loro rapporto con gli animali. L'autore ci pone di fronte ad alcuni argomenti di ordine etico, come l'eutanasia, la chirurgia estetica sugli animali, il rapporto tra animali e uomini e quanto questi siano disposti a spendere e fare per loro. L'autore prova a fare un confronto con le spese mediche umane e quelle veterinarie, troppo costose, ma soltanto perchè la maggior parte degli americani possiede un'assicurazione sanitaria e non si rende conto di quanto siano costose quelle umane! Parla di come, oggi, i proprietari di animali siano più attenti a ciò che succede ai propri compagni pelosi, come si avvicinino alle malattie anche attraverso il web, l'autore ci fa capire come questo sia uno strumento importante, ma a doppio taglio, poichè chiunque può scrivere cose: "A volte internet assomiglia un pò ad una religione per agnostici che hanno bisogno di una spalla su cui piangere solo quando le cose si mettono male. Per farla breve, il mio consiglio è quello di considerare un pò tutti gli aspetti, di non perdere mai di vista il quadro generale e di ricordarsi sempre che le cattive notizie riscuotono maggior successo di quelle buone".

In queste trecento pagine viviamo una giornata interessante, e stancante allo stesso tempo, insieme al dottor Trout che prova a farci osservare la medicina veterinaria a 360°: dal punto di vista del medico, del paziente e del cliente, ci spiega come la cattiva comunicazione sia la causa di molte azioni legali nei confronti dei medici veterinari e come le scoperte in campo umano vengano riadattate sugli animali.

Insomma, un libro particolare perchè di fondo non c'è una vera e propria trama, ma prende il lettore come se ci fosse poichè non si vede l'ora di girare pagina e scoprire quale nuova avventura attenda il dottor Trout, perchè non si vede l'ora di imparare cose nuove e scoprire dati o informazioni che in pochi rendono noti. Un libro sugli animali e su una professione che sta diventando sempre più importante per i proprietari di animali da compagnia.

Certo, lo stile non è il massimo, ma le pagine scorrono senza problemi e la traduzione in italiano è stata fatta molto bene.

 

Nick Trout è un veterinario diplomatosi alla scuola di veterinaria all'Università di Cambridge nel 1989, per poi diplomarsi anche al Collegio dei chirurghi veterinari americano ed europeo. Per vent'anni è stato chirurgo presso l'Angel Animal Medical Center di Boston. Vive in Massachusetts con la moglie, la figlia ed il loro Labrador, Thai. Trout è autore di tre saggi (Dimmi dove fa male, L'amore è la migliore medicina e Ever by My Side), i suoi primi due romanzi The Patron Saint of Lost Dogs (Il Santo patrono dei cani perduti) e Dog Gone, Back Soon sono stati i bestseller del Boston Globe. L'ultimo romanzo è The Wonder of Lost Cause uscito il 30 aprile del 2019. Questo il suo sito internet https://www.drnicktrout.com/books

 

La periodo che mi è piaciuto di più di questo libro è: "Gli animali divorano la nostra solitudine. Ci danno uno scopo, delle responsabilità, una ragione per alzarci la mattina e per guardare al futuro. Ci sostengono, ci aiutano ad allontanare il dolore, ci fanno ridere e approfittano senza remore della nostra debolezza per sfruttare i nostri mobili, i nostri letti e i nostri frigoriferi. Non chiediamo di meglio". (p.25)

 

  

 

 

Psicologia del cane è una guida a cui chiunque si occupi di cinofilia non può rinunciare, e che dovrebbe essere letta anche da chiunque decida di prendere un cane. Uno dei libri da dover avere nella propria libreria. Un'opera di notevole valore tecnico, ricca di citazioni dedotte da scritti specialistici del settore. Un'opera scritta con un linguaggio semplice, che ne facilita la comprensione nonostante sia svolta con rigore scientifico.

Gilberto Fanfoni, racconta le esperienze maturate in oltre quarant'anni di frequentazione dei campi di lavoro della cinofilia. In quest'opera si parla di psicologia canina, molto diversa da quella umana, dalla quale troppo spesso si prendono in prestito termini non del tutto utilizzabili anche nell'ambito cinofilo, si parla dell'evoluzione che questa psicologia ha subito, insieme all'evoluzione del cane domestico. Si spiegano brevemente, ma in maniera chiara ed esaustiva, cosa sono le doti naturali del cane, gli impulsi e le motivazioni, quali sono i processi dell'apprendimento canino, i suoi tempi e le categorie.

Fanfoni non dimentica di esprimersi sul linguaggio del cane domestico, linguaggio che non tutti i proprietari di cani conoscono e/o comprendono facendo nascere conflitti nel rapporto con il proprio compagno di vita, l'autore ci spiega come dovrebbe essere il proprietario ideale ed il suo ruolo, non tralasciando nozioni importantissime sull'addestramento.

Il libro si conclude con l'analisi comportamentale del cane operativo e con il pensiero dell'autore circa la facilità con la quale si adottano ed acquistano cani che, spesso, finiscono per essere abbandonati.

Il messaggio che viene lasciato dalla lettura di questo libro, secondo me uno dei più importanti, è che il CANE VA CAPITO, occorre instaurare un rapporto di fiducia con il proprio cane, un rapporto fatto di regole ben precise e basato sulla giustizia e la calma, due virtù che non devono mai mancare al proprietario. Se manca il rapporto fiduciario tra cane e proprietario non può esserci un corretto comportamento sociale del cane.

 

Gilberto Fanfoni (1929-1999) studiò medicina veterinaria e diventò il più giovane giudice dell'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana. Non accettando i metodi addestrativi dell'epoca, in collaborazione con il dottor Claudio Bussadori e Vittoino Meneghetti, fondò la scuola di pensiero che diffuse "l'addestramento naturale".

Come giudice di prove di lavoro per cani da utilità e difesa divenne molto noto, arrivò ad officiare anche in competizioni a livello mondiale, fu vicepresidente della Società Amatori del Pastore tedesco (SAS), con la responsabilità del settore addestramento.

Sviluppò molte teorie sullo studio del comportamento del cane domestico, diventò profondo conoscitore dell'impiego del cane nell'ambito della Protezione Civile.

Fu docente di psicologia canina ai corsi di preparazione delle unità cinofile da scovo macerie nelle scuole di Milano e Trento, consulente e docente alla scuola di formazione delle unità cinofile di Serrada per i cani da ricerca in superficie e giudice delle prove di abilitazione per entrambe le specialità. 

Autore di molti libri tra cui: "L'olfatto del cane e la sua utilità"; "Il cane utile all'uomo" editrice San Giorgio 

Questa è la storia di un cane, Aufman, che si trova a perdere la felicità e la libertà conosciute da cucciolo grazie ai mapuche, la Gente della Terra. Uomini cattivi lo hanno separato dal proprio compagno umano, Aukaman, un bambino che considera suo fratello. Per Aufman, vissuto con i mapuche, è odioso il comportamento degli uomini che non rispettano la natura, le sue creature e le sue regole, ma gli uomini spregevoli, quelli che lo hanno portato via dalla sua terra, per farlo vivere legato ad una catena e spesso senza acqua, nè cibo, gli hanno assegnato una missione: dare la caccia ad un fuggitivo, una persona che con il suo odore gli riporterà alla mente i giorni felici insieme al suo Aukaman. 

Dove lo porterà questa caccia all'uomo? Il finale è scritto nel nome del cane, FEDELTA', non si può tradire mai, neanche quei legami che il tempo vorrebbe spezzare. 

Questa è una favola scritta con parole dolci e concrete, parole adatte ai bambini, ma anche agli adulti che dovrebbero leggere con attenzione per capire fino in fondo gli insegnamenti che l'autore vuole condividere con i mondo di oggi. 

Luis Sepúlveda è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore e attivista cileno. Sepúlveda ha viaggiato molto, anche al seguito degli equipaggi di Greenpace, ora vive in Spagna.

Autore di moltissimi libri, e di poesie, è diventato famoso grazie al suo primo romanzo, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, edito in Spagna nel 1989 ed in Italia nel 1993. Ha pubblicato moltissimi romanzi e raccolte di racconti, la più famosa Storia di una gabianella e del gatto che le insegnò a volare che nel 1998 è diventata un film d'animazione.

   

Ecco una delle citazioni che mi è piaciuta:

"Crescemmo insieme nelle brevi estati e nei lunghi inverni australi. Insieme imparammo dal vecchio Wenchulaf che la vita va accolta con gratitudine. Così, per esempio, il piccolo Aukaman ed io lo guardavamo con rispetto quando prendeva una pagnotta e, prima di tagliare le fette per Kinturray e per sé, ringraziava il Ngunemapu per quel cibo offerto dalla terra". (pp. 367-368)

"I cani appartengono a quella ristretta cerchia di truffatori, veri maestri nella loro arte, che ci lasciano gabbati e contenti". In queste poche righe si riassume il senso del libro di Stephen Budiansky, una lettura che ci fa capire come ragionano e si comportano i cani e come noi sbagliamo ad interpretarli. Sono opportunisti, altrimenti non potrebbero sopravvivere, ma noi vediamo solo il lato coccoloso e affettuoso di questo splendido animale che ha saputo addomesticare l'uomo meglio di quanto l'uomo abbia fatto con lui!
Un libro che tutti i padroni di cani, o aspiranti tali, dovrebbero leggere. Un libro ironico, ma allo stesso tempo ricco di informazioni utili per chi decide di condividere la propria vita con un cane. Il libro che aiuta il padrone a comprendere il suo "fedele" compagno di vita, necessario per poter far vivere il cane in un mondo giusto per lui, in cui viene rispettato in quanto animale e non umanizzato, come spesso accade.

Il libro è ricco di spiegazioni circa i comportamenti, a volte per noi strani, dei nostri amici cani, stravaganze, abitudini del Canis familiaris spiegate al meglio con un tocco di ironia, che non guasta mai!

L'indole del cane di Stephen Budiansky è il libro da tenere nella libreria di ogni casa in cui vive un cane, il mio è pieno di sottolineature e la ri-lettura, nonostante sia ormai datato (la prima edizione è del 2000), è sempre piacevole.

Stephen Budiansky è un giornalista scientifico americano, ex redattore della rivista scientifica Nature, come free-lance ha scritto articoli per il New York Times, il Washington Post e l'Economist. Autore di molti testi sugli animali, oltre L'indole del cane possiamo ricordare Il carattere del gatto (2003)

Ecco alcuni dei periodi dei libro che mi sono piaciuti di più: "Nel fingersi malati i cani danno prova di un'inventiva degna di quella degli umani affetti da sindrome di Munchhausen. Avendo capito cosa spinge i padroni a prodigare loro attenzioni, coccole e cibi speciali, i cani manifestano sintomi orribili, privi di qualunque origine fisica. [...] I cani ne sanno una più del diavolo. Noi siamo dei veri polli". (pag. 13)

"Vedere i cani per ciò che sono, cioè dotati di modalità di apprendimento canine, motivazioni canine, percezioni canine e istinti canini, significa avere rispetto per la loro reale natura e per le loro reali capacità, e non vederli come noi - con la nostra immaginazione limitata e autoreferenziale - tendiamo a fare". (pag. 20)

 

 

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