Gennaio 21, 2018

Non solo oche, anche cani, gatti ed altri animali vengono uccisi per la nostra vanità

Non solo oche. Dopo aver visto l'inchiesta del programma televisivo Report (domenica 2 novembre), molti si sono indignati. Nessuno sapeva che nei piumini d'oca ci fossero VERE piume d'oca? Oppure si pensa che vengono inserite le piume/penne che cadono naturalmente a questi pennuti?

Da lunedì sembra che nessuno comprerà più un piumino, che sia Monclar o meno, ma si continueranno ad acquistare i piumoni con cui si ricoprono i letti d'inverno ed alcuni cuscini (ebbene si, c'è ancora qualcuno che utilizza i cuscini con piume d'oca), le VERE piume mica sono anche qui?!

A parte le battute quasi d'obbligo, non dobbiamo dimenticare che per il nostro bisogno fashion non sono solo le oche a rimetterci le piume (gioco di parole voluto).

Ebbene si, ogni anno oltre la mattanza di ermellini, volpi, visoni, cincillà, conigli e Co., anche migliaia di cani e gatti vengono uccisi per andare a finire sui nostri abiti.

In pochi lo sanno ma molte bordure di pelo che si trovano su giacche, cappotti, stivali, guanti, cappelli ed altri accessori, appartengono proprio ai nostri amici a quattro zampe.

Come denunciato dall'ONPA sul proprio sito internet, questo commercio causa oltre 2 milioni di vittime l'anno.

Gli allevamenti più grandi si trovano, guarda caso, in Cina, Corea, Thailandia e Filippine, le condizioni degli allevamenti, se così vogliamo chiamarli, sono disumane e la morte degli animali avviene tra atroci sofferenze dopo aver passato la breve vita chiusi in gabbie e maltrattati.

Vi risparmio le foto e la descrizione di come vengono uccisi cani e gatti (sorte simile spetta a tutti gli altri animali da pelliccia)

Fortunatamente in Italia, dal 2004, l'allevamento, l'importazione ed il commercio di pelli di cane e gatto è illegale (Legge 189/04 sui maltrattamenti degli animali), ma in un modo o nell'altro certi capi di abbigliamento riescono ad arrivare anche qui. Si pensi solamente che per un solo cappotto occorrono circa dieci cani oppure ventiquattro gatti.

Anche la LAV da anni si scaglia contro queste pratiche, tra i marchi incriminati vengono elencati OVS e Upim che, sembrerebbe, abbiano utilizzato pelliccia con dna di cane (dopo un’analisi scientifica) come bordatura di giacconi parka.

Per evitare di acquistare capi con pelliccia vera di cane o gatto, occorre stare attenti all'etichetta, quando presente, soprattutto se il capo proviene dai paesi sopra citati, il made in Italy è più controllato quindi il rischio è quasi inesistente.

L'OIPA a stilato una lista di nomi da tenere d'occhio, nomi di fantasia o pseudonimi che stanno ad indicare la provenienza della pelliccia:

E’ pelliccia di cane se nell’etichetta c’è scritto: Asian jackal; Asiatic racoonwolf; Asian wolf; Corsak fox; Dogue of China; Finnracoon, Finnracoon asiatico; Fox of Asia; Gae wolf; Gubi; Kou pi; Lamb skin; Loup d’Asie; Nakhon; Pemmern wolf; Sakhon; Sobaki; Special skin.

E’ pelliccia di gatto se in etichetta c’è scritto:Genette; Goyangi; Housecat; Katzenfelle; Lipi; Mountain cat; Wildcat; Special skin.

Quando l'etichetta non c'è è meglio non acquistare il prodotto. Altro modo per evitare di indossare cani e gatti, soluzione migliore a mio parere, è quello di non comprare abbigliamento o accessori di pelliccia oppure assicurarsi che sia sintetica.

Questo per non incrementare il mercato del massacro e della morte.

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Last modified on Domenica, 07 Gennaio 2018 16:22

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