Maggio 23, 2019

La seconda tappa del nostro viaggio ci ha portati in Toscana, precisamente a Capalbio, una piccola cittadina in provincia di Grosseto.

Capalbio ci è piaciuta tantissimo, al punto che il giro per la cittadina lo abbiamo fatto due volte, prima da soli, io, Alessandro e d Olivia, e al ritorno dal Giardino dei Tarocchi, dove ci siamo incontrati con una coppia di amici, insieme a loro!

 Entrata Capalbio, borgo antico

Al borgo antico si può accedere solamente a piedi, da qui inizia la nostra visita, tutta fatta di salite e discese, superando la porta a doppio arco, il portone è ancora lì, un tempo veniva chiuso al calar del sole per evitare le incursioni nemiche. Percorrendo la via principale siamo arrivati in una piazzetta (Piazza Magenta), dove alcune sedie riposte da una parte ed un piccolo palco ci hanno fatto immaginare che fosse teatro di spettacoli estivi. La piazzetta è molto caratteristica, case in pietra che la circondano e balconi adornati con fiori coloratissimi, sulla sinistra, in fondo alla piazza, si trova una breve scalinata che porta alla cinta muraria più alta (a Capalbio la cinta muraria è doppia, su due livelli), da qui è possibile percorrere vari tronconi di cinta muraria, il camminamento è piuttosto stretto, ma non abbiamo avuto problemi nel momento in cui abbiamo incontrato persone venire dal senso opposto. Di fronte a noi abbiamo goduto della vista del mare e delle colline toscane, dietro di noi porte e finestre delle case che "compongono" la parete di questa cinta muraria che racchiude il borgo medievale. Continuando la camminata dall'alto di Capalbio abbiamo potuto osservare piccoli giardini interni ai palazzi e la Rocca Aldobrandesca al cui interno spesso vengono ospitate delle mostre.

 Case intorno Piazza magenta 

Olivia è stata felicissima di passeggiare con noi lassù dal momento che era l'unico posto in cui tirava una leggera brezza che rinfrescava dal caldo torrido di metà agosto!

Scesi dalla cinta muraria abbiamo percorso delle stradine bellissime fino ad arrivare nella piazza della Chiesa e poi nella piazza della Rocca, abbiamo scoperto che al suo interno è conservato il pianoforte di Giacomo Puccini!

Alle 14.30 avevamo appuntamento con i nostri amici al Giardino dei Tarocchi, a circa dieci minuti di macchina da Capalbio (Pescia Fiorentina), tornando alla macchina ci siamo fermati al bar Caccia, dove abbiamo trovato una ciotola d'acqua a disposizione di Olivia e nel quale avremmo potuto accomodarci all'interno per pranzare, ma abbiamo preferito restare fuori, adoriamo mangiare e guardare il posto circostante! La cosa che abbiamo notato durante la seconda visita a Capalbio, poche ore dopo, è la presenza di ciotole d'acqua fuori ogni esercizio commerciale e l'assenza di cartelli di divieto di accesso ai cani all'interno dei locali.

Alle 14.30 siamo arrivati nel parcheggio del Giardino dei Tarocchi, un posto che ricorda moltissimo il Parque Guell di Barcellona, ma più in piccolo. Questo giardino fu ideato dall'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, che si è ispirato anche al giardino di Bomarzo. Le statue al suo interno sono ispirate alle figure dei tarocchi e, su richiesta dell'ideatore, non si effettuano visite guidate per dar modo a chiunque di dare una propria interpretazione delle opere.

Il posto è incantevole, tantissimi i cani presenti, tra cui un cucciolo di dobermann di 4 mesi con il quale Olivia ha potuto giocare un pò! In un clima di tranquillità, nonostante le tantissime persone, abbiamo potuto passeggiare per il giardino osservando e "giocando" con le statue come fossimo bambini! 

  Alcune statue presenti nel Giardino dei Tarocchi

Al termine della visita siamo tornati a Capalbio con i nostri amici, dopo un secondo giro veloce per il borgo antico, ci siamo fermati a fare un lungo e appagante aperitivo, Olivia, sempre al nostro fianco è stata felicissima di fare questa pausa, ha potuto dormire sotto al tavolo e trovare un paio di leccornie ad attenderla al suo risveglio!

Al termine di questa seconda tappa posso affermare che anche Capalbio è un posto pet-friendly in cui si mangia e beve benissimo mentre si osservano panorami mozzafiato.

A presto per una nuova avventura!

 

Il sogno di Lauren sarebbe quello di vivere come il suo cane Gizelle, un grosso mastino inglese adottato senza troppi pensieri una mattina dedicata all'uscita con sua madre.
Lauren si trova a dover vivere la sua vita, a crescere da sola (la madre passa da una clinica di riabilitazione all'altra, il padre vive in un altro Stato insieme ai fratelli di Lauren) in una città come New York in cui un grosso, grosso cane non passa inosservato. Con l'aiuto di Gizelle, Lauren imparerà ad abbracciare l'avventura, ad amare incondizionatamente e a crescere, diventando ciò che vuole essere, aggrappandosi ai sogni come fossero un pezzo di carne visto da un cane.
Con la stessa tenacia con cui Gizelle osserva il cibo umano, fino a quando "casualmente" non ne riceve un pò, così Lauren inizierà a vedere i suoi obiettivi.

Amante delle liste, Lauren imparerà a raggiungere ogni suo sogno, a spuntare voci dalle liste create e, quando Gizelle si ammala (troppo presto), Laurel scriverà una lista di desideri anche per lei, una lista da esaudire prima che sia troppo tardi.
Un libro che racconta le avventure di una ragazza e del suo grosso, grosso cane, avventure che diventeranno dei ricordi indelebili per Lauren e tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere Gizelle.


Una storia che farà capire come accettare ciò che non si può cambiare e come imparare a vivere come fanno i cani, sul momento, senza pensare a ieri o a domani, ma solamente ad oggi.
Unica pecca: la traduzione, non sempre il massimo.

Il libro in lingua originale si intitola "Gizelle's Bucket List: My Life with a Very Large Dog"

Lauren Fern Watt è autrice, giornalista di viaggi, autrice di video che passa la sua vita tra Nashville e Los Angeles a lavorare e scrivere liste. La storia narrata nel libro è la sua vera storia e racconta le avventure di Lauren e la sua "cagnetta" Gizelle. Il libro è stato tradotto in quindici lingue. E' ambasciatrice di Shatterproof, un'associazione no-profit che aiuta le famiglie che lottano con qualche tipo di dipendenza.

 

Ecco alcune citazioni che mi sono piaciute:

"Tutto ciò che volevo era esistere in quel determinato momento, sul mio tetto con Gizelle. Ma non potevo impedire alla mia mente di preoccuparsi. [...] E così abbracciavo Gizelle. Lei adagiava la sua enorme testa sulla mia spalla, lasciandomi appoggiare con tutto il mio peso contro di lei, mentre le luci della città luccicavano intorno a noi. Lei era il mio conforto ogni volta che crescere mi faceva sentire confusa". (pp. 119-120)

 

Questa mattina, ad un conoscente che mi stava rubando troppo tempo ho detto che ero di fretta perché avevo il cane in macchina.
"Che cane hai?" mi ha chiesto
"Un dobermann" ho risposto
E lui: "Un dobermann? Perché hai preso un dobermann? Sono cani troppo impegnativi e delicati!"
Aveva ragione.
Ma avrei dovuto spiegargli che...

Il Dobermann è uno tra gli esempi canini più affettuosi esistenti, sfida il suo passato legato a una storia da assassino professionista, per descrivere un animale assolutamente pacifico, non iroso e socievole, non aggressivo ma forse solo un tantino suscettibile.

Quando si trova in una situazione di scontro e rissa, non è mai dovuto al suo comportamento da cane violento, non è l’animale che comincia per primo, ma se solo dai motivo allo stesso di essere un pericolo per lui o per i suoi cari, lascia la veste di cane per indossare quella dell’eroe, il cane che protegge, anche a discapito della sua vita, quella del suo padrone che elogia e ama più di se stesso.

Il Dobermann ama il contatto fisico con il suo padrone. Gli esperti cinofili, asseriscono che questo cane non è quell’essere cattivo e pericoloso che per anni molti hanno descritto e narrato. Invece è un cane dotato di grande sensibilità e amore; il suo approccio con le persone è estremamente equilibrato, se e quando si manifesta un pericolo, lui sa essere riflessivo quel tanto che basta, per sapere che cosa fare.

 

La foto di apertura ci è stata donata da Sonia.

Per leggere le altre puntate della serie "Vivere con un cucciolo di dobermann"clicca qui

 

L'ultimo discendente di una blasonata famiglia di bassotti viene abbandonato in un canile perchè sua mamma ha avuto una scappatella con il bellissimo cane dei vicini... Carl-Leopold von Eschersbach non riesce proprio ad abituarsi alla vita del canile così appena ha l'opportunità di farsi adottare la sfrutta al massimo proponendo il suo "sguardo un pò così" che convince Carolin a scegliere proprio lui.

Da quel giorno Ettore, così rinominato dalla sua nuova padroncina, inizia una vita ricca di avventure e nuove amicizie, in primis quella con il vecchio gatto, il Signor Buck, grande conoscitore di umani. Ettore e il Signor Buck ne combinano di tutti i colori per cercare l'uomo giusto a Carolin che lo ha salvato da una vita in gabbia facendolo vivere in un posto magnifico, vicino ad un enorme parco nel quale sgattaiolare di nascosto insieme al suo compagno di avventure!

La storia è ricca di colpi di scena, piccoli disastri e peripezie, chissà se alla fine i due animali riusciranno a far innamorare Carolin dell'uomo giusto!

Un libro che scorre velocemente, da leggere tutto d'un fiato, le avventure di Ercole e del Signor Buck sono talmente divertenti che non vedrete l'ora di andare avanti nella lettura per sapere cosa combineranno ancora. Un libro adatto anche ai più piccoli.

 

Frauke Scheunemann si è dedicata alla narrativa dopo aver lavorato come giornalista e speaker presso il gruppo radiotelevisivo tedesco, NDR. Ha scritto molti libri di narrativa, tra cui la saga del gatto Winston di cui possiamo citare: Winston - Un gatto in missione segreta.

 

Ecco un paio di citazioni che mi sono piaciute:

"ERCOLE! E va bene. Carolin non avrà gusto nella scelta dei nomi per bassotti ed io dovrò semplicemente abituarmi a questo nuovo e strano nome [...]". (pag. 12)

"Per noi bassotti è davvero comico guardare le donne che si piazzano davanti all'armadio, ne tirano fuori qualcosa, se l'appoggiano sul corpo e poi vanno allo specchio per vedere l'effetto che fa. Ok, nel frattempo ho imparato che gli esseri umani cambiano il pelo a seconda delle occasioni... quello che per me resta un mistero però è il criterio che regola questa muta. Come mai ieri un vestito a fiori e domani un paio di pantaloni neri? [...]". (peg. 167)

 

   

Leggi anche: "L'indole del cane" di Stephen Budiansky. La recensione

La prima tappa del nostro giro del Lazio, con cane al seguito, ci ha visti approdare in terra viterbese, precisamente nei paesini di Vitorchiano e Celleno

Io, Alessandro ed Olivia siamo arrivati a Vitorchiano verso le 14 di un venerdi di agosto, cercavamo un posto dove mangiare qualcosa di tipico, ma senza spendere una fortuna, e che accettasse i cani. Abbiamo trovato subito un ristorante molto carino, ristorante Zafferano, che proponeva un'offerta interessante, ho chiesto al proprietario se fosse stato un problema accomodarci portando con noi il cane, lui, giustamente, ha chiesto agli altri ospiti presenti... tutti d'accordo, finalmente potevamo mangiare! Olivia, nonostante l'odore proveniente dalla carne alla brace dei nostri vicini prima, e dai nostri piatti poi, è stata bravissima, si è comportata da bravo cane educato facendoci ricevere molti complimenti sia dal ristoratore che dai vicini di tavolo. 

Dopo l'ottimo pranzo siamo entrati nel paesino vero e proprio, un gioiellino secondo me. Il paesino come lo intendo io che per più di trent'anni ho avuto la fortuna di passare le estati al paese nativo di mio padre, nelle Marche. 

 

Il paesino è posto su una rupe, la rupe di peperino, e le abitazioni sembrano essere state plasmate da quella pietra che ha avuto origine dalle eruzioni del Monte Cimino, un tempo vulcano, creando un effetto spettacolare, soprattutto se lo si osserva dalla parte più nuova del paese. Stradine e odori tipici del borgo antico hanno fatto da cornice alla nostra passeggiata durante la quale abbiamo scoperto molti affacci (terrazze) dalle quali osservare il paesaggio agreste circostante, se avessimo avuto più tempo avremmo intrapreso il percorso naturalistico.

Al termine della passeggiata abbiamo ripreso la macchina per dirigerci a Celleno, il borgo fantasma di cui abbiamo appreso l'esistenza dai cartelli turistici posti sulla strada principale di Vitorchiano, insieme alla scoperta di questo borgo particolare ne abbiamo fatta un'altra: l'esistenza di un Moai sul territorio vitorchianese.

Il Moai, unico esistente fuori dall'Isola di Pasqua, non è antico, ma è stato costruito nel 1990 da undici indigeni Maori, invitati dalla trasmissione Rai "Alla ricerca dell'Arca" per un programma di gemellaggio culturale. La produzione Rai si adoperò nella ricerca di una pietra simile a quella con cui sono fatti i Moai originali, che si stanno deteriorando, e la trovò a Vitorchiano. Un enorme blocco di peperino fu scolpito a mano dagli undici maori grazie all'aiuto di asce e pietre taglienti. Al termine del lavoro (circa 4 settimane) gli indigeni danzarono intorno alla scultura e cantarono canti polinesiani durante la cerimonia che concludeva lo sforzo dei lavoratori. Il Moai è una scultura sacra che, secondo i Maori, porta prosperità al luogo che osserva, a patto che non venga mai spostata, se viene mossa dal punto in cui viene scolpita, provoca grandi sciagure. E' anche per questo che lo spostamento della scultura, dal centro della piazza, all'inizio dell'abitato è stato malvisto, ma alla fine la grande statua è stata spostata ed ora osserva Vitorchiano dall'altra parte della forra. 

Dopo una ventina di minuti di auto siamo arrivati a Celleno, questo borgo è molto simile al più famoso Civita di Bagnoregio (nel quale siamo stati l'anno prima di prendere Olivia!), ma condannato da avvenimenti più tragici.: alla fine dell'800 un violento terremoto costrinse la maggior parte degli abitanti ad abbandonare le proprie case, la friabilità della roccia diede origine a nuove frane fino a quando tutti gli abitanti si spostarono nel nuovo abitato, poco lontano.

Noi tre siamo arrivati direttamente all'ingresso del ponte che porta nella parte vecchia del paese, quella abbandonata a causa del terremoto, dopo una breve salita ci siamo ritrovati in una piazza, circondati da macerie e rovine che rendevano il paesaggio spettrale e misterioso. Un brevissimo percorso guidato porta i turisti a vedere più da vicino le rovine ed i resti delle chiese (San Donato e la chiesa di San Carlo) e dei palazzi (tra cui il palazzo Orsini) che un tempo formavano il borgo medievale; il campanile della chiesa si staglia alto nel cielo, ma le campane non suonano più da secoli. Girovagando per il paesino abbiamo potuto vedere le abitazioni sventrate e le cantine sottostanti agli edifici che non possono essere raggiunte perchè pericolanti o interrate, dal borgo medievale si può godere della splendida vista del paesaggio della Tuscia.

      

Terminato il giro nella parte vecchia di Celleno, ci siamo fermati a fare delle foto e a fare amicizia con i padroni di altri due cani che ci avevano dato il benvenuto appena arrivati, poi siamo risaliti in macchina in direzione di Roma, ma l'ora suggeriva un'ulteriore sosta per un breve aperitivo quindi, sulla strada del ritorno, ci siamo fermati in un bar alle porte di Ronciglione, precisamente al bar Rio Vicano, dove la cameriera ci ha fatto sapere che non c'erano problemi se avessimo voluto accomodarci all'interno insieme ad Olivia, ma abbiamo preferito restare fuori e goderci gli ultimi minuti all'aria aperta prima di tornare nella torrida città eterna.

Al termine della prima tappa di queste vacanze con il cane posso affermare che i posti che abbiamo visitato sono pet-friendly, e che si mangia e beve benissimo!

A presto con una nuova avventura!

     

"I cani appartengono a quella ristretta cerchia di truffatori, veri maestri nella loro arte, che ci lasciano gabbati e contenti". In queste poche righe si riassume il senso del libro di Stephen Budiansky, una lettura che ci fa capire come ragionano e si comportano i cani e come noi sbagliamo ad interpretarli. Sono opportunisti, altrimenti non potrebbero sopravvivere, ma noi vediamo solo il lato coccoloso e affettuoso di questo splendido animale che ha saputo addomesticare l'uomo meglio di quanto l'uomo abbia fatto con lui!
Un libro che tutti i padroni di cani, o aspiranti tali, dovrebbero leggere. Un libro ironico, ma allo stesso tempo ricco di informazioni utili per chi decide di condividere la propria vita con un cane. Il libro che aiuta il padrone a comprendere il suo "fedele" compagno di vita, necessario per poter far vivere il cane in un mondo giusto per lui, in cui viene rispettato in quanto animale e non umanizzato, come spesso accade.

Il libro è ricco di spiegazioni circa i comportamenti, a volte per noi strani, dei nostri amici cani, stravaganze, abitudini del Canis familiaris spiegate al meglio con un tocco di ironia, che non guasta mai!

L'indole del cane di Stephen Budiansky è il libro da tenere nella libreria di ogni casa in cui vive un cane, il mio è pieno di sottolineature e la ri-lettura, nonostante sia ormai datato (la prima edizione è del 2000), è sempre piacevole.

Stephen Budiansky è un giornalista scientifico americano, ex redattore della rivista scientifica Nature, come free-lance ha scritto articoli per il New York Times, il Washington Post e l'Economist. Autore di molti testi sugli animali, oltre L'indole del cane possiamo ricordare Il carattere del gatto (2003)

Ecco alcuni dei periodi dei libro che mi sono piaciuti di più: "Nel fingersi malati i cani danno prova di un'inventiva degna di quella degli umani affetti da sindrome di Munchhausen. Avendo capito cosa spinge i padroni a prodigare loro attenzioni, coccole e cibi speciali, i cani manifestano sintomi orribili, privi di qualunque origine fisica. [...] I cani ne sanno una più del diavolo. Noi siamo dei veri polli". (pag. 13)

"Vedere i cani per ciò che sono, cioè dotati di modalità di apprendimento canine, motivazioni canine, percezioni canine e istinti canini, significa avere rispetto per la loro reale natura e per le loro reali capacità, e non vederli come noi - con la nostra immaginazione limitata e autoreferenziale - tendiamo a fare". (pag. 20)

 

 

Tra qualche giorno il mio BOWIE compirà un anno. Conoscete tutti più o meno la sua storia. È un cucciolo che nei suoi primi mesi di vita ha sofferto moltissimo. E noi con lui 
Adesso è un cane felice, pestifero, un testone incorreggibile con un bel caratterino che riempie di gioia le nostre vite.
Continuo a leggere di dobermann abbandonati, rinunce di proprietà anche di soggetti titolati.
E ogni volta è una pugnalata al cuore.
E vedo nuove cucciolate, leggo di cani mandati in riproduzione nonostante la genealogia non sia "pulita" o quantomeno molto dubbia.
Privati e non, con affisso e senza.
Adesso che ho in mano il pedigree di BOWIE, dopo la registrazione del passaggio di proprietà lo metterò in un cassetto.
E lì resterà per sempre. Perché BOWIE è geneticamente non adatto alla riproduzione.
Mi illudo che verrà un giorno in cui tutti, allevatori e non, faranno la stessa cosa.
Ma quel giorno è molto lontano, e forse non arriverà mai.

 

La foto di apertura ci è stata donata da Sonia.

Per leggere le altre puntate della serie "Vivere con un cucciolo di dobermann"clicca qui

Il dodicesimo "uomo" in campo per il club paraguayano Club sporting 2 de Mayo è Tesepara, una meticcia randagia adottata dalla squadra di calcio dopo essere stata avvistata girovagare intorno al campo Monumental Rio Parapitì.

La cagnolina è sempre presente sul campo e segue la squadra anche in trasferta, è diventata l'assistente di mister Carlos Saguier che fa sapere come Tesepara lo accompagni ovunque. Durante le partite siede in panchina, al fianco del mister, oppure in tribuna, girovaga per gli uffici e partecipa alle interviste post-partita al punto che mister Sagiuer l'ha rinominata "Pup Guardiola" per prendere in giro il famoso allenatore ed amico di mister Sagiuer, Pep Guardiola (pup in inglese significa cucciolo).

Fonte: Crónica

 

Microchip gratuito per tutto il mese di settembre ad Imperia. Presso l'ambulatorio di via Nizza, 4, tutti i giorni dalle ore 8 alle 14, verrà effettuata l'iscrizione gratuita all'anagrafe canina a tutti i cani dei comuni di Imperia. I padroni interessati potranno accedere al servizio previo appuntamento che può essere richiesto telefonando allo 0183-537663 dal lunedì al venerdì, dalle ore 7 alle 9 e dalle 13 alle 14; oppure inviando una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il giorno dell'appuntamento il padrone del cane dovrà recarsi presso l'ambulatorio con il proprio cane, un documento d'identità ed il proprio codice fiscale. Il personale veterinario provvederà all'inserimento del microchip ed all'iscrizione del cane all'anagrafe canina, di cui verrà rilasciata una copia al proprietario. Nel caso di impossibilità a presentarsi si potrà delegare un'altra persona.

Per ulteriori informazioni e per scaricare il fac-simile della delega, clicca qui.

Ricordo che l'iscrizione all'anagrafe canina è obbligatoria secondo quanto sancito dalla legge n°281 del 1991 (Legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo).

Ogni anno la solita domanda: dove si può andare in vacanza con il proprio cane, soprattutto se questo pesa più di 30 kg? Il peso non è irrilevante, e nemmeno la razza... purtroppo. In molti luoghi del nostro paese certi cani non hanno vita semplice, e nemmeno i padroni! 

Quest'anno, complice il portafogli quasi vuoto, io ed il mio compagno, Alessandro, abbiamo deciso di visitare la nostra regione, il Lazio. Lo scorso anno ci siamo trovati benissimo a Bolsena, il proprietario del B&B dove siamo stati ci ha accolti a braccia aperte ed è stato felice di accogliere anche Olivia, la nostra dobermann, all'epoca, di un anno e mezzo. Abbiamo deciso allora di "testare" i borghi della regione girando con il cane e assaggiando tutti i prodotti tipici che ci offrivano questi luoghi!

Nei mesi di luglio ed agosto abbiamo girato parecchio, alcune volte siamo usciti dai confini del Lazio per affacciarci in Toscana (Capalbio) e nelle Marche (Pescara del Tronto), al termine delle nostre vacanze on the road, con dog al seguito, ho fatto delle considerazioni che vorrei condividere con voi lettori:

- l'Italia è un posto meraviglioso e con del cibo ottimo;

- sono ingrassata nonostante le lunghissime camminate;

- i paesi del nord del Lazio sono quelli che preferisco, nulla togliendo a luoghi bellissimi come Genzano, Ariccia, Castel Gandolfo, ma sono più simili all'idea che ho di borgo antico;

- come ci si allontana da Roma c'è maggior tolleranza nei confronti dei cani (e dei padroni ben educati!);

- sono molti i ristoranti o bar in cui ci si può fermare per mangiare o bere con il proprio cane al seguito (abbiamo preferito sempre accomodarci ai tavoli esterni per godere delle bellissime giornate, ma tutti ci hanno invitati anche ad entrare all'interno dei locali);

- purtroppo molti luoghi come musei o chiese non permettono l'accesso ai cani e quindi alcune visite che avevamo programmato, non abbiamo potuto realizzarle, da una parte lo comprendo, dall'altra no poichè un turista che viaggia con il proprio animale si vede costretto a non poter conoscere molte bellezze dei luoghi che visita a causa del turista a 4 zampe che si porta dietro;

- ci sono moltissimi posti immersi nella natura dove è possibile fare passeggiate con il cane, quasi sempre posti in cui si può andare anche se non attrezzati con scarpe o vestiti da trekking.

Fatte queste, e molte altre, considerazioni, ho pensato di dare il via ad una piccola rubrica in cui racconto le nostre vacanze in giro per il borghi, specificando dove si può, o meno, entrare con il cane, quali sono le attività che possono essere svolte insieme al proprio compagno di vita, gli itinerari da noi svolti e i cibi assaggiati, sperando di fare cosa gradita e di arricchire gli articoli con le esperienze di voi lettori.

Presto il racconto del primo viaggio!

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